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Il sapore dei prati, della libertà


Non so dove sei adesso, spero solo che tu non abbia sofferto. 
Mi hai insegnato tanto in questi tredici anni, mi hai fatto ridere per come ti ingegnavi per fare i dispetti al gatto, e preoccupare tutte le volte che ci hai fatto correre dal veterinario perché ne avevi combinata una delle tue. Eri così testarda che spesso chiamavamo mamma col tuo nome, ad indicare che era impossibile farvi cambiare idea quando vi impuntate su qualcosa. 
Da te ho imparato la libertà che si prova correndo a perdifiato in un prato, nei tuoi occhi ho riconosciuto l’amore, dal tuo dolore ho imparato cosa significa avere dei figli. Il fatto che tu avessi quattro zampe è solo un dettaglio, perché sapevi parlare meglio di molti umani. Non potrò mai dimenticare la tua gioia quando infilavo le scarpette da ginnastica e i salti che facevi per convincermi a portarti con me, la spiaggia d’inverno ora mi renderà malinconica, perché non ti potrò più vederti correre e saltare felice. 
A molti sembrerò stupida, ma so che chi ha un compagno di vita a quattro zampe un po’ mi capirà… Capirà la malinconia che adesso provo quando guardo tuo figlio, capirà che mi viene da piangere quando mi avvio verso il boschetto vicino casa in cui mi accompagnavi sempre, capirà che a volte rido pensando a tutto quello che mi hai regalato e subito dopo mi si scurisce il volto. Capirà perché oggi posto una ricetta senza capo né coda, ma che mi ricorda l’ultima volta che siamo andati insieme in campagna, io tu e papà a raccogliere erbette. È un modo per dirti grazie anche qui, in questo spazio che è nato per raccogliere ricette e ora contiene anche un po’ della mia vita, e per questo tu non potevi mancare... 
Grazie Diana, grazie di tutto.

Volevamo essere gnocchi… Quenelle di borragine e patate



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