Viaggiare con la cucina: pollo al curry!



Chiudete gli occhi e annusate il piatto che ho messo in tavola. Non sentite profumo di “lontano”? Assaggiate e non potrete sbagliarvi: sentirete in bocca un’esplosione di colori e sapori, una nota diversa per ognuna delle mille spezie che compongono il curry e che formano una musica allegra e travolgente! Per preparare dei gustosi bocconcini di pollo ho usato una miscela di spezie, detta curry madras. Il pollo al curry è una delle ricette indiane più note, ma il curry è ottimo per dare un gusto nuovo a una padellata di verdure e per insaporire altre carni. 
Ho assaggiato per la prima volta questo piatto a casa di amici e l'ho ordinato tutte le volte che mi è capitato a tiro un ristorante indiano, ma per me ormai è un piatto "di casa", che io e le mie sorelle rifacciamo tutte le volte che abbiamo voglia di viaggiare con profumi e sapori... 
Vi lascio la ricetta che ho ricevuto da mia sorella Serena, non sarà indiana certificata, ma vi assicuro che è ottima e vi invito a viaggiare con noi…

Pollo al curry


Fave e...


... ventresca! Provate a chiedere ad ischitano qualunque e vi racconterà che di questi tempi è tradizione incontrarsi di sera per gustare le fave fresche raccolte nell'orto e la pancetta locale accompagnati da un buon bicchiere di vino e da qualche fetta di pane rigorosamente cotto a legna.
Senza nulla togliere all'accoppiata fave e pancetta, ieri avevo voglia di qualcosa di diverso: pfresco, allegro, primaverile!
Volevo colore nel piatto e il cestino di fragole che ammiccava in frigorifero ha fatto il resto... Quella di oggi, più che una ricetta è un'idea per un antipasto sfizioso, veloce da preparare, forse un po' insolito ma davvero gustoso.

Insalatina di fave e fragole all'aceto balsamico 


Ingredienti (per una persona)
4 fragole
4 fave freschissime (nel mio caso erano appena state colte da mammà)
Aceto balsamico di Modena q.b.
Sale e pepe q.b. (io non ne ho usati)

 
Procedimento (si fa per dire...)
Sbucciare le fave e privarle della pellicina. Lavare le fragole e tagliarle a fette, conservarne qualcuna per guarnire e tagliare le altre a cubetti. Unire fave e fragole, aggiungere l'aceto balsamico e assaggiare per valutare se occorre aggiustare di sale e pepe. Disporre le fette di fragola ai lati della coppetta, versare all'interno l'insalatina e servire subito.


Note
Le fave fresche sono ottime da gustare crude, la pellicina è amara, per questo io la tolgo, ma a casa mia sono l'unica a farlo!
Se non avete fave raccolte da poco, vi consiglio di sbollentarle per pochissimo e poi di privarle della pellicina in modo da ottenere un sapore altrettanto fresco e piacevole .
L'aceto basamico lega alla perfezione la dolcezza delle fragole e la nota erbacea delle fave, i sapori assieme erano così completi che non ho avuto bisogno di aggiungere sale o altre spezie.


Giappone, fiori e biscotti…


Il mio 2013 è iniziato in modo strano, catapultandomi dall’altra parte del mondo. Sono stata a Tokyo per tre settimane in totale e, anche se ho trascorso quasi tutto il tempo in laboratorio, ho avuto modo di perdermi nella magia di questo paese lontano…
Sono tornata con scorte di miso, soba, spezie e tè, se avessi dovuto preparare il piatto che più associo al periodo lì, avrei dovuto presentare una ciotola di zuppa di miso e una di riso in bianco! Non che abbia mangiato solo quello, anzi, se siete curiosi posto qualche foto dei miei pasti orientali, ma miso&riso sono onnipresenti, vengono serviti a colazione come a cena e sono il vero pilastro dell’alimentazione nel paese del Sol Levante!
Eppure, per partecipare al contest I cook International, organizzato da Ale per festeggiare il suo primo compliblog, non ho avuto dubbi e ho scelto di preparare dei biscotti, dei piccoli fiori, aromatizzati al tè matcha, perché?
Perché ho visto parchi pieni di ciliegi innevati e li ho immaginati pieni di fiori. Fiori che spingono i giapponesi nei parchi perché  annunciano la primavera .
Perché nella bellezza dei sakura, i fiori di ciliegio, rivedo quella delle donne giapponesi in kimono e la loro grazia, la loro delicatezza, che mi è sembrata perfetta ed irraggiungibile.
Perché quando di sera tornavamo in albergo e ci perdevamo nei meandri dell’immensa stazione di Hikebukuro della metropolitana, più di una volta siamo stati salvati dall’odore dei biscotti sfornati da un negozietto che si trovava nel corridoio corrispondente alla nostra uscita che, anche quando ero distrutta dal lavoro e dal jet-lag, mi guidava nella direzione giusta.
Ed infine perché uno dei ricordi più belli delle ore trascorse lì in laboratorio è legato al tè matcha, a un pomeriggio trascorso a parlare di tradizione con un anziano ricercatore, Tsuno... Il giorno dopo Tsuno è arrivato in laboratorio con uno strano pennello di bambù, un contenitore intarsiato e una tazza. Al rientro dal pranzo con gli altri, mi ha chiamato da parte e mi ha mostrato come si prepara il pregiato tè matcha, spiegandomi che va bevuto con la schiumetta, accompagnato da un dolcino perché è amaro. Tsuno mii ha offerto la tazza restando a guardarmi, poi ha mangiato con me dei biscottini delicati e mi ha regalato un po’ di quella polvere verde piena di storia.
  

Ho visto i biscottini al matcha da Elisa e, anche se la ricetta che ho usato è diversa,  è lei che devo ringraziare per avermi fatto venire voglia di rifarli. Il risultato sono dei biscotti dal tenue colore verdino, croccanti grazie allo zucchero che li ricopre, e con un retrogusto delicato che mi ha riportato a Tokyo.
Tsuno San, questi biscotti sono per te…

Biscotti al tè matcha


(S)fortuna?


Non so bene da dove iniziare, questo è un periodo molto impegnativo e stressante per me, il blog si sente un po' trascurato perchè non ho il tempo di postare nulla, nè di lasciare un segno del mio passaggio nei miei blog preferiti. Eppure, proprio questo blog nato da poco e per gioco mi sta facendo tante sorprese: sembra voglia compensare il periodo no e convincermi a scrivere e mostrarvi ancora quello che esce dalla mia cucina :)
Per oggi ci è riuscito, o meglio, ci siete riusciti voi, che passate da qui e mi incoraggiate e mi strappate sorrisi anche quando in laboratorio non c'è un solo chip che funziona :)
Per ringraziarvi vi offro un piatto semplice semplice, ma in fondo cosa c'è di meglio che intingere un pezzetto di pane in un sugo saporito?

Calamari in umido


Ingredienti (per 3 persone)
4 calamari (circa 800 g prima di pulirli)
300 ml di salsa di pomodoro (già salata e ristretta in padella con olio e aglio) oppure 5 o 6 pomodorini
1 ciuffo di prezzemolo
2 cucchiai di olive nere
1 cucchiaio di capperi
¼ di bicchiere di vino bianco
1 spicchio d’aglio
1 peperoncino
3 cucchiai di olio extravergine di oliva
Sale q.b.


Procedimento 
La parte più lunga della preparazione è la pulizia dei calamari. Per prima cosa, staccare i tentacoli dal corpo. Asportare le interiora, facendo pressione sul corpo per estrarre tutto quello che c’è all'interno ed estrarre dalla sacca anche la penna cartilaginosa e trasparente. Eliminare poi la pelle che ricopre la sacca e le pinne laterali. Infine, pulire la testa dei calamari: con un coltello tagliare appena al di sotto degli occhi, gettare la parte sovrastante e tenere i tentacoli. Eliminare quindi dai tentacoli la parte dura a forma di becco posta al loro centro. Una volta terminata la pulizia, lavare sacche e tentacoli sotto l'acqua corrente.  
Tagliare i calamari a rondelle di circa 2 cm di spessore e dividere in due i tentacoli. 
Ricoprire il fondo di una padella antiaderente (io ho usato un wok) con l'olio e farvi rosolare aglio e peperoncino. Quindi aggiungere i calamari e coprire la padella con un coperchio. Quando i calamari si sono ristretti, togliere il coperchio e lasciar evaporare l’acqua rilasciata dai calamari, quindi sfumare con un po’ di vino. Appena il vino è evaporato, aggiungere capperi, olive, prezzemolo e sugo (o pomodori tagliati a metà e salati) e lasciar insaporire per qualche minuto. A fine cottura assaggiare e valutare se è necessario aggiustare di sale.


Note
Se avete dei pomodorini saporiti, vi consiglio di usare quelli.
Il sugo dei calamari in umido è ottimo per condire la pasta, ma è ancora meglio per intingere una bella fetta di pane cafone cotto nel forno a legna.
Il prezzemolo andrebbe aggiunto dopo la cottura, ma a casa mia crudo non piace a nessuno. 
So che queste foto hanno colori strani, ma ho provato ad usare la nuova reflex del mio fidanzato ed ho clamorosamente sbagliato il bilanciamento del bianco! Però questi calamaretti meritano davvero e questa foto che ha scattato mia sorella mentre "preparavo il set" mi piaceva troppo, quindi non sgridatemi troppo :P
 

Gnocchi di zucca ripieni


Come nascono le vostre ricette? Come scegliete cosa postare sul blog? Io praticamente posto quello che cucino e mangio nei weekend, spesso quello che preparo quando torno a casa dai miei. Non che in settimana non cucini, anzi, più che nel weekend, ma lo faccio solo di sera e tra la luce artificiale che è pessima, la preparazione della cena su un fornello e quella del pranzo sull'altro, è praticamente impossibile fare foto! A volte faccio una foto al volo col cellulare per mandarla a mia madre e provarle che cucino pesce, legumi e verdure :D ma non sono "postabili"...
Perché questa premessa? Perché volevo spiegarvi come mai vedete tanti dolci e tante verdure su questo blog! A casa mia il dolce della domenica è tassativo: senza non è domenica! Poi da quando io e le mie sorelle studiamo/lavoriamo lontano dalla nostra isoletta, mamma ha iniziato a viziarci: dolce anche il venerdì sera :D
E le verdure che c'entrano? C'entrano perché sono fortunata: mio padre è contadino per passione! Nel tempo libero cura l'orto e le piante da frutto e fa persino il vino! Porta avanti l'antica tradizione ischitana, perché Ischia è un'isola di terra, e io ne vado davvero fiera. E poi le sue verdure e la sua frutta hanno un gusto senza pari! L'inconveniente, se così posso chiamarlo, è che se è stagione di broccoli, a casa mia siamo sommersi di broccoli! E se la frutta in eccesso può diventare marmellata, il modo migliore di usare le verdure è consumarle freschissime! È quello che cerchiamo di fare, oltre a congelarne un po' per scorta o regalarle, ma dopo un po' anche l'ortaggio più buono stufa... È così che ho iniziato a divertirmi in cucina: dando un volto nuovo alle cassette di verdure che mio padre porta dall'orto! Quindi, non odiatemi, ma anche oggi... verdure: l'ultima zucca della stagione si è trasformata in carrozza per trasportare un cuore di ricotta salata... 
Avevo visto gli gnocchi ripieni dallo Zio Piero, che a sua volta li aveva visti da Michela di mentaerosmarino, ma i broccoli dell'orto erano finiti, così gli ho cambiato colore! Però ho avuto paura che gli gnocchi si aprissero in cottura, così ho usato una parte dell'impasto per ricavarne gnocchetti normali, mi dispiace non averli fotografati, ma non spariti dai piatti prima che riuscissi a prendere la macchina fotografica, buon segno, no?


Gnocchi di zucca e patate ripieni (ma anche no)

Ingredienti
Per gli gnocchi (3 porzioni):
2 patate medie
200 g di zucca già pulita
Una grattata di noce moscata
Una spolverata di cannella in polvere
Sale q.b.
Una spolverata di pepe
Parmigiano grattugiato a piacere
40 g di farina integrale
100 g di farina (io ho usato la 00 perchè non avevo altro, ma se avete la 0 è meglio) 
Per il condimento: 
Gnocchi semplici:
Ricotta salata tagliata a tocchetti
Burro
Foglie di salvia fresca
Gnocchi ripieni:
Ricotta salata tagliata a tocchetti (per il ripieno)
Zucca
Olio extravergine di oliva
Peperoncino
Aglio
Procedimento
  • Pulire la zucca e tagliarla a cubetti: disporre la zucca tagliata in un solo strato in una pirofila adatta al microonde e far cuocere alla massima potenza per qualche minuto, fino a che sarà cotta e asciutta. Farla raffreddare. In alternativa, tagliarla a fette e farla cuocere in forno a 180°C per circa 20 minuti, questo secondo metodo è più adatto per grosse quantità.
  • Lavare le patate e porle, senza sbucciarle, in acqua fredda non salata. Portare a ebollizione e far cuocere fino a quando una forchetta non penetra agevolmente nelle patate. Scolare le patate e pelarle quando sono ancora piuttosto calde, in questo modo sarà più semplice effettuare questa operazione. In alternativa, per poche patate: sbucciarle, tagliarle a pezzettoni e porle in una pirofila adatta al micronde senza sovrapporle. Cuocere alla massima potenza fino a quando saranno morbide, ma non sfatte e farle intipidire.
  • Schiacciare le patate con lo schiacciapatate e unire la zucca ridotta in purea (al mizer, schiacciata con una forchetta o passata con lo schiaccapatate). Appena zucca e patate sono fredde, aggiungere le spezie, il parmigiano e un pizzico di sale. Unire la farina integrale e impastare unendo altra farina al bisogno. L'impasto deve risultare morbido, ma non deve attaccarsi alle mani, la quantità di farina dipende molto dal tipo di zucca e di patate utilizzati.
  • Appena l'impasto è pronto ricavare dei filoncini e tagliarli a pezzetti grossi come piccole noci. 
  • Per gli gnocchi ripieni posizionare nel palmo della mano l'impasto, porre al centro un tocchetto di ricotta salata e richiudere, formando la pallina con un movimento circolare delle mani.
  • Passare gli gnocchi semplici sui rebbi di una forchetta o su un rigagnocchi per imprimere dei segni che permetteranno di catturare meglio il sugo.
  • Disporre gli gnocchi su vassoi infarinati e preparare il condimento.
  • Per gli gnocchi ripieni, cuocere la zucca tagliata a cubetti in padella (senza coperchio) con un filo d'olio evo, aglio e peperoncino. 
  • Per gli gnocchi semplici, fondere il burro in padella e unire le foglie di salvia. A fine cottura unire anche la ricotta salata a pezzetti.
  • Lessare gli gnocchi in acqua bollente salata con l'aggiunta di un filo d'olio, scolandoli con una schiumarola non appena salgono a galla e ponendoli man mano nella padella con il condimento.
Note
Se non si unisce il pamigiano all'impasto si ottengono degli gnocchetti vegan. Attenzione, però, se si vogliono fare degli gnocchi vegan ripieni, è necessario cambiare il ripieno!!
Io ho aggiunto cannella, pepe e un pizzico di noce moscata all'impasto, perchè mi piacciono molto in abbinamento alla zucca, ma è possibile omettere del tutto le spezie o variarle a piacere. Se usate la cannella, sappiate che enfatizza il gusto dolce della zucca, per questo vi consiglio un condimento strong :)
Per il ripieno, l'ideale sarebbe usare un formaggio che fila, come taleggio o fontina, io ho scelto di usare un'ottima ricottina salata fresca che avevo in casa perchè sta molto bene con la zucca. Il risultato è stato saporito e cremoso, la prossima volta proverò la versione filante!
Io sono abituata a non usare l'uovo negli gnocchi, ma se volete aggiungerlo, potrete usare meno farina. 
L'olio nell'acqua di cottura serve a non far attaccare gli gnocchi tra loro. In particolare per gli gnocchi ripieni, l'acqua deve bollire in maniera delicata per non rompere gli gnocchi. Anche gli gnocchi ripieni possono essere conditi con burro, salvia e formaggi, ma visto che sono già saporiti grazie al ripieno, ho deciso di accentuare la nota zuccosa :-P

Ciambelle senza patate sofficissime: le graffe napoletane del bar

 
Queste ciambelle sono così irresistibili che non potevo tenerle per me! E poi volevo usarle per ringraziare chi condivide le sue ricette, chi è felice di regalare un sorriso, chi quando prova qualcosa di buono vuol farla assaggiare alle persone a cui tiene. In questo caso voglio ringraziare Luigi, un amico e collega del mio papà, che ci ha tentato tramite facebook con le foto delle bellissime graffe preparate da sua moglie Annalisa, e che non ha esitato un attimo a inviarci una mail con la ricetta appena gliela abbiamo chiesta!
Vi riporto pari pari la ricetta come ce l'ha inviata lui al compleanno di mamma, aggiungendo alla fine le mie note e una raccomandazione: provatele, sono sofficissime!
Ancora grazie, Giggì, a te e ad Annalisa!
Signori e signore, ecco a voi...

Le graffe di Giggino (o meglio, di Annalisa ;-) )


Ingredienti (per una trentina di ciambelle, ma vi assicuro che finiranno!)
1 kg di farina (vedi note)
20 g di sale fino
30 g di zucchero semolato
500 ml di acqua o latte (meglio il latte)
50 g di lievito di birra (ma io lo dimezzo, aumentando i tempi di lievitazione)
100 g di burro
2 uova intere
Olio (io di semi di arachide) per friggere
Zucchero semolato e un cannella in polvere per servirle

Procedimento
Sciogliere il lievito e lo zucchero nel liquido scelto (acqua o latte), unire la farina e iniziare a impastare
Miscelare il sale con le uova e aggiungerli gradatamente all'impasto.
Quando l'impasto è quasi incordato, incorporare il burro in più volte, la pasta deve risultare tenera e asciutta.
Lasciare lievitare circa un'ora o comunque fino al raddoppio, poi spezzare l'impasto e realizzare le ciambelle. 

Far lievitare fino al raddoppio e friggere.
Buon appetito ed auguri alla Comandante della casa. Eh sì, pure alla ciurma.

Note:
Per profumare l'impasto potete aggiungere una scorza di arancia grattugiata o i semi di una bacca di vaniglia.
Nella ricetta non è specificato il tipo di farina, io ho usato metà farina manitoba e metà farina 00.
Le graffe prevedono due lievitazioni: una dell'impasto e l'altra delle ciambelline, nel complesso ci vogliono circa tre ore di lievitazione. In genere le impasto dopo colazione e le friggo prima di pranzo. 
La quantità di lievito può essere dimezzata, tenendo presente che in questo caso i tempi di lievitazione si allungheranno.
Dopo aver formato le ciambelle, le ho fatte lievitare su un foglio di carta forno, coperte da un canovaccio.
Per friggere ho usato l'olio di semi di arachidi, badate che non sia troppo caldo o le graffe scuriranno troppo prima di cuocersi dentro. Appena un lato è dorato girarle per far colorire l'altro, è sufficiente farlo una volta sola. 
Dopo averle fritte, lasciatele scolare sulla carta assorbente e, appena sono tiepide, mettetele una alla volta in un sacchetto di plastica con lo zucchero semolato scuotendolo per ricoprire le graffe di zucchero, in questo modo otterrete una copertura più uniforme. Io ho aggiunto un po' di cannella in polvere allo zucchero perché a mamma piacciono così e, credetemi, ci sta benissimo!
Sono buonissime e sofficissime appena fritte, ma restano speciali anche il giorno dopo, se le conservate in un sacchetto chiuso e le scaldate per un attimo al microonde. 
A voi sembrerà un dolce carnevalesco, ma a Napoli le graffe si mangiano tutto l’anno, ad esempio a colazione, al bar insieme a un buon caffè, ma anche nel resto della giornata. A Ischia le migliori sono quelle vendute da un ambulante in spiaggia al grido di "Graffiiii", quindi io le associo all'estate! 


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